ASIAN STUDIES GROUP

lunedì 21 maggio 2007

"L'estraneità comincia dal fratello" Introduzione allo studio della società giapponese



Capire concretamente, attraverso un percorso incisivo e pienamente esplicativo cosa differenzi la società giapponese dal resto delle società mondiali. E’ questo il tentativo ben riuscito di Chie Nakane nel suo saggio che ormai, a più di dieci anni di distanza dalla sua prima pubblicazione in Italia, è divenuto un classico per chiunque voglia accostarsi alla realtà giapponese non solo attraverso uno studio accademico e di alto livello, ma anche nell’ottica del semplice scambio culturale. Uno strumento indispensabile per guardare al proprio interlocutore con un’attenzione consapevole dei caratteri che fondano e differenziano ancora oggi profondamente la società giapponese da qualsiasi altra struttura sociale, sia essa asiatica o occidentale. Un confronto di grande livello condotto con cognizione da chi il contatto con l’alterità sociale l’ha metabolizzato nella propria esperienza di vita e professione. La professoressa Chie Nakane difatti pur insegnando antropologia sociale all’istituto di cultura orientale all’università di Tokyo, ha insegnato a Londra e a Chicago ed è stata una delle prime personalità accademiche giapponesi ad entrare nell’ottica dell’esercizio della propria professione in un’atmosfera di sperimentazione dialettica con il mondo accademico e lavorativo d’occidente.

In quattro brevi ma incisivi capitoli l’autrice traccia il percorso che collega le origini della società contemporanea giapponese al permanere di simboli, valori e tradizioni appartenenti ad un passato sapientemente rinnovato e velocemente adattato negli anni della straordinaria crescita economica. Abbandonando le trite riflessioni sul tradizionalismo nipponico per soffermarsi invece su considerazioni tangibili e dalla portata accattivante che riguardano la struttura della società contemporanea, l’analisi è condotta con confronti rapidi e immediati raccolti soprattutto dal panorama sociale delle vicine società asiatiche, indiane e cinesi in primis. Il tutto mirato ad accompagnare il lettore alla chiarificazione della “distintività” della struttura sociale giapponese rispetto a realtà sociali geograficamente vicine ma altrettanto lontane per meccanismi d’identificazione soggettiva e ruolo sociale attributo ai singoli.

Centrale nella sua analisi è la distinzione fra funzione attributiva e strutturale alla base del vivere sociale. Se in Occidente, così come in India e per certi aspetti anche in Cina è la classificazione per “attributo” a identificare un singolo in un gruppo, dove per attributo si intende la qualità propria, soggettiva, lo spazio personale dell’individuo, in Giappone è la “struttura” che etichetta la posizione di ogni singolo e gli fornisce chiaro sostegno di come è più adatto comportarsi, parlare e relazionarsi. Per “struttura”, come spiega Chie Nakane, dobbiamo pensare a quel termine in grado di associare in un unico field, o “ba” per riprendere il giapponese, soggetti con attributi totalmente diversi. Ecco allora che l’azienda d’appartenenza viene ad assumere il ruolo funzionale di struttura identificativa del singolo, al di là della qualifica del singolo stesso, del suo attributo. Ecco perché in Giappone la formazione di gruppi sulla base dell’elemento “struttura” comporta la possibilità di includere membri con attributi differenti e contemporaneamente l’espulsione di membri con lo stesso attributo. Basti pensare a tal proposito quanto sia deboli in Giappone i legami di famiglia, stabiliti da elementi attributivi, rispetto a legami di altro tipo che si rifanno ad una base strutturale, come il gruppo lavorativo. Non a caso in Giappone un detto recita “l’estraneità comincia dal fratello”.

Molti hanno visto, in questa riflessione spersonalizzazione del legame famigliare e di declasso della soggettività attributiva, il risultato della rapida evoluzione economica giapponese e il tentativo di occidentalizzarsi in termini di produzione e professionalità. In realtà, secondo l’autrice, tale percezione del vivere sociale riflette la più vera anima della società giapponese tradizionale che accentra intorno al valore di Ie”, (casa) il senso di appartenenza ad una struttura ben costituita. La “Ie” della tradizione ha nei secoli esteso la propria portata ad una concezione estesa di gruppo sociale non necessariamente identico a quello di famiglia. Nella “Ie” venivano ad essere coinvolti soggetti di altre famiglie, con attributo differente perciò, ma di medesima attinenza strutturale dovuta all’esercizio di una determinata mansione all’interno di un organico di lavoro comune o per l’appartenenza al “mura”(villaggio), vera e propria cellula socio –economica del Giappone feudale.

Ed ecco il salto: dal Giappone feudale alla struttura che diversifica l’azienda moderna giapponese, attraverso esempi concreti, senza tralasciare la similarità del mondo scolastico, con i suoi gruppi e le sue inevitabili e fondamentali gerarchie.

E’ un panorama completo quello tratteggiato da Chie NaKane che non lascia adito a dubbi di nessun tipo. Una trattazione limpida, coinvolgente e che nella traduzione di Nicoletta Spadavecchia lascia spazio all’analisi di termini chiave direttamente dal giapponese. Un testo che non deve mancare nella libreria di chiunque voglia avvicinarsi con consapevolezza al dialogo con l’alterità giapponese.

Paolo C.

http://www.corriereasia.com/_var/rubriche/DVHUQEM-EMCPCGS-BET.shtml

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao Paolo sono Maury, mi hai talmente incuriosito che ho ordinato il libro (ho chiesto in tre librerie senza riuscire a trovarlo), tra l'altro continuo a trovare la tua recensione in vari blog.

mata ne

Paolo C. - Lantis ha detto...

Carissimo Maury, in effetti è un libro uscito diversi anni fa. Ti consiglio di fare un salto da Feltrinelli in Duomo, di solito ne tengono qualche copia, altrimenti dedicati all'acquisto on line. Fammi sapere in quali blog vengo linkato.
Grazie!